Ci sono libri che ti attraggono con forza, anche se ti hanno avvertito che potrebbero essere una lettura complessa. Con i miei amici di carta mi piace mettermi un po' in gioco, andando a scoprire sempre qualcosa di diverso, d'inconsueto, di nuovo. Quando le ragazze di Safarà mi hanno proposto Il fazzoletto della figlia di Pipino, di Rosmarie Waldrop ne sono rimasta particolarmente colpita (e le ringrazio di cuore per aver pensato a me e avermi dato fiducia; è stata una bellissima sorpresa).
Ho un problema. Sento sempre quel bisogno di capire in profondità un testo, di trovare le chiavi di lettura, di andare oltre per sentirmi pienamente appagata. A volte, però, forse anche per qualche mio limite, non riesco a comprendere del tutto. E nasce in me quel conflitto interiore che mi porta a sentirmi un po' sbagliata.
Tuttavia ci sono letture in cui basterebbe solo lasciarsi andare alla narrazione, alla forza evocativa delle immagini, leggere le simbologie senza andare per forza a cercare il vero significato. E, così, riesci ad apprezzare un testo anche quando non riesci a farlo tuo del tutto.
Mi è successo con il primo libro di Safarà che ho preso al Salone del Libro, e che ho finalmente letto di recente.
Un titolo che è stato molto diffuso soprattutto negli ultimi mesi, grazie all'omonimo film vincitore di diversi premi Oscar, ha attirato la mia attenzione verso un'altra casa editrice davvero interessante. Il libro/film è Povere Creature, la cui lettura spero di fare al più presto, mentre la casa editrice che lo ha pubblicato e che voglio presentarvi oggi è Safarà. Se amate la letteratura straniera, considerata complessa, difficile, oscura o anche semplicemente dimenticata, allora vi consiglio di approfondire tutto con questa mini-intervista che abbiamo avuto modo di porre a Cristina Pascotto, fondatrice e direttrice editoriale!