I principi dello stagno Finn, di Lars Elling

26 mar 2025

Libri

Da qualche giorno è arrivata la mia stagione preferita, la primavera - anche se, almeno qui le temperature non sono ancora così piacevoli -. Oggi, però, vi voglio portare con me nelle estati norvegesi, facendovi conoscere una storia famigliare che alterna due generazioni: le vicende di Filip, un giovane ragazzo degli anni 80 del Novecento, che trascorre le sue giornate tra il desiderio di vedere qualcosa oltre quello che sa così da imprimerlo sulla carta bianca con l'arte del disegno e i momenti con il nonno ormai arrivato al suo tramonto.

Ma ci immergiamo anche nella torrida estate alla vigilia del primo conflitto mondiale, dove due bambini, due fratelli, sono costretti a vivere da soli nelle foreste della Norvegia, tra laghi e stagni, affrontando gli aspetti meravigliosi della natura, ma anche quelli più cruenti.
È un racconto che ci porta anche a comprendere il motivo per cui i due fratelli si sono così allontanati, non si parlano più, e che affonda le radici in un tragico evento sepolto nelle profondità di uno stagno.

I principi dello stagno Finn è il primo romanzo di Lars Elling, autore, illustratore e pittore norvegese che, dopo aver lavorato a lungo nel campo dell'arte, debutta per la prima volta anche in quello letterario, ottenendo un folgorante successo in patria. A noi arriva grazie alla casa editrice 21Lettere, ed esce proprio oggi in tutte le librerie (ringrazio di cuore Valentina per avermi dato l'opportunità di leggerlo in anteprima).


C'è uno stagno talmente freddo e profondo che la schiusa delle uova avviene con quasi un mese di ritardo rispetto a quanto previsto. La gente dice che è un laghetto senza fondo, oppure che ha un doppio fondo. Quello che è certo, è che le ninfe vivono molto in profondità.


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Kvartsveien, Oslo, 1985.

Un albero di mele Starholm si erge al confine tra le proprietà 8A e 8B. Sebbene le sue radici affondino nel terreno dell'8B, è difficile comprendere perché non riesca a prosperare in quel luogo. I suoi rami si contorcono in nodi intricati, e i pochi fiori che riescono a sbocciare vengono abortiti dal primo soffio di vento. Al contrario, sul prato dell'8A, dove l'albero tende i suoi rami, fiori, foglie e frutti sembrano trovare il loro spazio, stagione dopo stagione.

Le mele cadono a terra, ma non vengono raccolte. Con i rastrelli vengono spedite da un lato all'altro, come in una vera e propria guerra. Uno scontro che due fratelli - e le loro rispettive mogli - portano avanti da un'eternità. Un conflitto fatto di silenzio, perché le parole si sono spente. 


Nella proprietà 8A vive il Vecchio, così chiama suo nonno il giovane Filip, voce principale di questa storia. Un ragazzo che si muove con un'andatura che disegna una sorta di arco ellittico verso destra, a causa di un difetto alla nascita. Filip ha una vera e propria passione per il disegno, ma non riesce a vedere oltre i fatti più tangibili, concreti, e  vuoti. Perché l'arte è, forse, molto altro. Anche nella sua famiglia i rapporti non sono così solidi: suo padre, terapeuta, sembra osservarli sempre con una sorta di distacco, come se volesse portare il suo lavoro anche tra le mura di casa; la madre è simile a un uccello fragile, che molto spesso si strappa le piume. Sua sorella Turid, alla quale era profondamente legato, invece, ha spiccato il volo, andando a vivere altrove.

Filip trascorre gran parte del suo tempo con suo nonno Arnstein, ormai all'ultimo tratto della sua vita. I suoi polmoni sono consumati, e sembra essere costantemente sul punto di morire. Eppure è proprio a quel nipote che l'uomo affida la sua storia. Attraverso i suoi racconti facciamo un salto indietro nel tempo, alla vigilia della prima guerra mondiale, durante le estati del 1913 e del 1914, quando il legame con il fratello Truls - che vive al di là della recinzione - era ancora meraviglioso. 


Dovevamo sempre essere noi due. Mai solo tu, e mai solo io. Quando la Mutti o il Kaiser chiamavano uno di noi, arrivavamo entrambi. Né “Truls”, né “Arnstein”, ma “noi”. Se a uno dei due veniva affidato un compito da svolgere, in giardino o in negozio, lo facevamo insieme. Se c'era da portare un secchio d'acqua, tenevamo entrambi il manico, e se metà dell'acqua si rovesciava perché Truls aveva il passo più corto del mio, e uno di noi si bagnava la gamba sinistra e l'altro quella destra, facevamo un altro giro e scambiavamo posto, così da bagnarci equamente su entrambi i lati.


Arnstein e Truls avevano un legame unico, rafforzato anche dall'educazione rigida e severa impartita dal loro padre, che amavano denominare il Kaiser. Per temprare i suoi ragazzi e permettere loro di essere pronti ad affrontare ogni difficoltà,  l'uomo li cresceva secondo delle regole ferree: disciplina e sacrificio, una profonda conoscenza e rispetto delle leggi della natura, e non dovevano essere mai completamente sazi. Insomma, i due bambini avevano una vita a metà tra l'infanzia e una scuola per reclute. Durante le estati decise di mandarli da soli nelle foreste della Nordmarka e regioni adiacenti, spingendoli a confrontarsi con la natura, con le sue meraviglie, ma anche con la sua crudeltà. 

Li seguiamo tra laghi e stagni, osservandoli mentre architettano modi diversi - a volte anche molto tristi - per catturare uccelli o trote, fare il bagno nel lago, o persino non lavarsi per settimane. Li ascoltiamo mentre elencano nomi di piante e animali in latino, dimostrando un'ottima conoscenza. Insomma, viviamo con loro la meraviglia di un ambiente naturale, come quello norvegese, che può incantare ma anche spaventare. Avvertiamo anche su di noi quella grande libertà che sembrano godere i due in mezzo alla foresta, lontani dal controllo opprimente del padre.

E poi, un giorno, una decisione paterna porta a spezzare quel legame, quella felicità che avevano conquistato; una scelta che avrà conseguenze inaspettate e dolorose. Nelle acque di uno stagno si consuma una tragedia che li spingerà ad allontanarsi sempre di più. Cosa è successo? 


Mangiano con le mani e si bruciano la punta delle dita. Inventano altri versi di animali e uccelli che potrebbero provenire da stomaci affamati, poi bevono dal ruscello. Truls mostra ad Arnstein che si può masticare un boccone di acetosella dei boschi prima di bere un sorso d'acqua, così il sapore è quasi come quello del succo di ribes bianco, ma Arnstein pensa che sia una sciocchezza. 
Poi si esercitano a fare i versi delle strolaghe con i fili d'erba e, nella foschia serale, da qualche parte sul lago, un maschio di strolaga sta passando una pessima serata perché pensava di trovarsi in un territorio di suo esclusivo dominio.


Questo libro mi ha colpito molto; non sapevo minimamente cosa aspettarmi, ma ero curiosa di comprendere come un pittore avrebbe usato le parole. La sua anima artistica si percepisce chiaramente: dipinge i paesaggi norvegesi come tanti piccoli quadri messi in movimento dalla parola scritta e dall'immaginazione del lettore. Il testo è ricco di descrizioni, permettendoci di immergerci completamente in questa natura che ammalia, ma può anche far paura. Sin dalle prime pagine, restiamo incantati dalla descrizione di queste effimere (ephemera vulgata) che sembrano danzare sulle acque placide di uno stagno, simili a piccole fate, ignare del possibile pericolo rappresentato dalle trote, pronte a cibarsi di loro. Questi esseri, la cui vita viene narrata all'inizio, si riveleranno essenziali per comprendere il motivo per cui i due fratelli si siano allontanati così tanto.

È un romanzo familiare che, da quel che ho capito leggendo delle interviste, attinge anche dalla vita stessa dell'autore. Un testo che mette in luce quanto una singola scelta possa generare reazioni diverse, quanto un senso di colpa possa ferire profondamente, anche per troppi anni. Ma c'è anche tanta arte, espressa non solo attraverso la descrizione poetica dei luoghi, ma anche tramite Filip, che cerca di riversare su carta il mondo che ha dentro, slegandosi dagli aspetti più concreti dell'esistenza e da un approccio logico e analitico guidato dall'emisfero sinistro del cervello. Pian piano dovrà imparare a vedere, andando oltre quel che sa.


Se amate perdervi negli spazi sconfinati della Norvegia, o in una storia di famiglia, con le  sue complessità; e apprezzate uno stile descrittivo, poetico, ma a tratti anche un po' umoristico, allora questo libro può fare per voi! Consigliatissimo!


“Forza, Truls. Chi sono i principi dello stagno Finn?”
“Siamo noi”, dice Truls, debolmente, dopo un lungo silenzio.

IL LIBRO

I principi dello stagno Finn
Lars Elling
Casa editrice: 21Lettere
Traduzione di: Andrea Romanzi
Pagine: 448
Prezzo: 19.50€ / E-book: 9.49€
Anno di pubblicazione: 2025
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