Il fazzoletto della figlia di Pipino, di Rosmarie Waldrop

19 feb 2025

Libri

Ci sono libri che ti attraggono con forza, anche se ti hanno avvertito che potrebbero essere una lettura complessa. Con i miei amici di carta mi piace mettermi un po' in gioco, andando a scoprire sempre qualcosa di diverso, d'inconsueto, di nuovo. Quando le ragazze di Safarà mi hanno proposto Il fazzoletto della figlia di Pipino, di Rosmarie Waldrop ne sono rimasta particolarmente colpita (e le ringrazio di cuore per aver pensato a me e avermi dato fiducia; è stata una bellissima sorpresa).

Il tema è sicuramente uno di quelli che più mi interessa (una storia famigliare ambientata durante gli anni più turbolenti per la Germania con l'ascesa del Nazionalsocialismo e le sue conseguenze), ma lo stile è peculiare, sperimentale. Perché Rosmarie è una poetessa che gioca con le parole, con i suoni, con le metafore, e anche con le intestazioni che fanno un po' balbettare il testo, ma che lascia sicuramente una sua traccia nel lettore che decide di fidarsi della sua penna.


... un fazzoletto venne lasciato cadere da una finestra del castello di Schwanberg dalla figlia di Pipino il Breve. L'unica azione di tutta la sua vita a entrare nella storia, beh, nella storia locale. Da notare che il suo nome, invece, non ce l'ha fatta. È solo la figlia di Pipino. Ma il vento trasportò quel pezzettino di tessuto lungo il lato della montagna, ci giocò, lo lanciò in alto, ostentando una forza superiore per lasciare poi la presa, permettendo che la farfalla di pizzo si afflosciasse e cadesse. Lungo il fiume, il Meno, il pastore Kitz lo trovò tutto sgualcito e zuppo di rugiada. La città di Kitzingen fu costruita in quel punto.


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Può una sola azione avere ripercussioni su un'intera vita?

Forse sì, 
e su questo s'interroga costantemente Lucy, voce narrante, e ultima figlia di Josef Seifert e Frederika Wolgamot, una coppia tedesca la cui vita s'intreccia fatalmente con la Storia con la S maiuscola.

Tutto nasce da una domanda:

Chi è il vero padre delle gemelle, Andrea e Doria, sorelle maggiori di Lucy?

Josef e Frederika si sposano nel luglio del 1926, ma ben pochi mesi dopo, forse per insoddisfazione sessuale, o forse per una frase che ferisce, Frederika cerca un amante e lo trova nell'amico ebreo di Josef, Franz Huber. Entrambi condividono la passione per la musica: lui è un musicista, lei ha sempre sognato di poter cantare.

Ma suo padre le vietò le lezioni di canto.

E anche suo marito sembra bloccare le sue ambizioni, con una frase sferzante come un pugnale: Potresti smetterla di strillare?

Andrea e Doria crescono in un contesto piuttosto turbolento: siamo negli anni dell'ascesa del Nazionalsocialismo e di Hitler, dell'odio verso gli ebrei, e questa incertezza su chi sia il vero padre genera non solo un senso di vergogna verso l'orgoglio ferito e il seguente scandalo nella piccola comunità in cui vivono, ma anche una sorta di preoccupazione per quelle due bambine. 

Da questa domanda, però, Lucy, attraverso quelle poche informazioni che ha unito a sue supposizioni e congetture, cerca di trovare un senso alle loro vite, di dare una risposta alla sorella Andrea, con la quale condivide queste sue lettere.

Un romanzo epistolare

dunque. Attraverso le lettere (in verità la voce è sempre e solo quella di Lucy, ma i pensieri di Andrea arrivano comunque dalle sue risposte) tra le due sorelle (o sorellastre?) veniamo trascinati all'interno di un nucleo familiare in cui tutto si muove agli estremi. Due genitori agli antipodi. Due gemelle nettamente diverse. E nel mezzo, tra mamma e papà, una terza figlia che s'interroga su come raccontare una storia, ma anche su sé stessa, sulla sua vita che sembra quasi essere un riflesso di quella dei suoi. 

Il matrimonio tra Josef e Frederika anziché unirli, li ha spinti verso distanze siderali. 

Frederika e Josef. Angoli acuti ed ectoplasma. La presenza di lei penetrante, quella di lui nebulosa. Troppa resistenza da un lato, troppo poca dall'altro. Le note si disperdono febbrilmente nell'intervallo che si fa sempre più ampio.

Lui che si perde in una sorta di mondo spirituale, in una polifonia di spazi astrali e virtuosi voli della mente.
Lei che segue una rigida e precisa routine, ma perennemente in tensione, rabbiosa, forse scossa da un divieto dell'infanzia, ma anche da un profondo senso di vuoto e di desiderio che cerca di colmare in altri modi.

E poi la Germania sullo sfondo,

dove si muovono forze politiche che s'insinueranno per forza di cose anche in realtà quotidiane. E ciò si ripercuote anche nelle scelte dei singoli: l'iscrizione al partito, l'elogio del Führer. L'essere complici di un orrore molto più grande.

Come il singolo gesto della figlia di Pipino porta alla costruzione della città di Kitzingen, che diventa poi teatro delle vicende di questa famiglia disfunzionale, così le azioni di padri e madri si ripercuotono sulle vite dei figli. Lucy non s'interroga solo sulla sua vita, su quella delle sorelle, sulla ricerca di una risposta sulla paternità, ma, affrontando il passato dei suoi genitori, deve anche fare i conti con una catastrofe storica che in qualche modo riguarda anche le loro scelte, le loro azioni. 

Se dovessimo pensare alla trama, sarebbe piuttosto semplice. Una storia di infedeltà e desiderio, di una famiglia con i suoi problemi, ma anche un'indagine sull'identità, sulla memoria, sullo scandalo, ma anche sulle possibili interazioni tra il mondo privato e quello politico.

Ma il romanzo è molto più complesso,

per il modo in cui è narrato. Ha poche pagine sì, ma richiede tempo e la giusta dose di attenzione per elaborarlo. Non sono sicura di aver afferrato ogni parte di questo racconto, soprattutto quando fa uso di elementi che rimandano ai piani astrali, ma anche musicali - sui quali ammetto la mia ignoranza -, ma questo romanzo mi ha coinvolto sin dalle prime pagine, appunto per questa sperimentazione dell'autrice stessa, che attraverso Lucy, cerca di far riflettere il lettore non solo sulla storia narrata, ma anche su come sia narrata.

Qual è il modo giusto? Quanto di ciò che viene narrato è verità?

Opera sperimentale, ma anche metanarrativa: troviamo un'alternanza tra frasi brevi e altre più articolate, a tratti liriche. La voce narrante, Lucy, è una pianista e fa spesso uso di metafore musicali per descrivere il tessuto dell'anima dei suoi genitori. Come se fosse davanti a uno spartito musicale. Musica e parole

Altro aspetto curioso del suo stile è l'uso singolare che fa delle intestazioni: spesso inserite all'inizio delle frasi, come dei titoli a piccoli paragrafi, ma anche come una vera e propria prosecuzione delle frase della sezione precedente. Come sostiene Ben Lerner nella prefazione a questo romanzo, queste intestazioni fanno balbettare il romanzo e lo fanno andare avanti. 

Forse è solo un meccanismo: vedi una porta e non fai che attraversarla. Potrebbe chiudersi alle tue spalle. Il gioco diventa un errore. E lo scotto da pagare è il dolore. Oppure è il decollo di un uccello nella vastità dell'aria. Anche qui con lo scotto del dolore. Il dolore sembra essere la costante, poco importa quale sia la direzione delle nostre parole o dei nostri corpi. 

Un'opera frammentata, che va avanti e indietro nel tempo. Un tentativo di trovare risposte e di riempire i vuoti narrativi o delle esistenze. Frammenti di vite, poche lettere e foto da unire insieme per trovare un senso. A tratti è anche irriverente nel descrivere gli organi sessuali e il sesso in sé, e non solo.

Come quel fazzoletto che svolazza nell'aria, si piega e si contorce, simile a una farfalla, Rosmarie attraverso la sua Lucy cerca di raccontare questa eredità di dolore e colpa. Tra ricordi e congetture, vite prive di affetto, singoli gesti che possono far male e avere impetuose ripercussioni su altre vite. Tra tutti i personaggi spiccano queste donne forti, che non possono assurgere a veri e propri modelli, anzi... ma restano profondamente umane.

Ho avuto molta difficoltà nel cercare di trovare le parole per descrivere questo romanzo di una poetessa. Non so se ci sono riuscita, ma devo dire che nonostante la sua complessità, uno stile sicuramente particolare, mi ha affascinato molto. Sicuramente non mi ha mai annoiata. È stato uno sforzo? Sì, non posso mentire. Ma sono felice di averlo letto! 


Tu sai, Andrea che nel pianoforte ogni nota è suonata da due o tre corde. Ma sapevi che le corde non sono accordate esattamente sulla stessa frequenza e che la maggior parte degli ascoltatori preferisce il suono in questo modo, impuro? La discrepanza, a quanto pare, contribuisce in modi inaspettati al timbro dello strumento. Con Josef e Frederika, d'altro canto, sarebbe stato legittimo pensare che la discrepanza fosse sufficiente per impedire loro di stare insieme. Ma come per una corda, la loro energia si è dispersa come risultato dell'attrito, il tasso della perdita proporzionale alla quantità di energia contenuta. Che era notevole.


Scopri il libro QUI o sul sito della casa editrice.

IL LIBRO

Il fazzoletto della figlia di Pipino
Rosmarie Waldrop
Casa editrice: Safarà Editore
Traduzione di: Cristina Pascotto
Pagine: 228
Prezzo: 19.00€
Anno di pubblicazione: 2025
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