Non avevo ancora mai letto nulla di Alexandre Dumas (padre), anche se i suoi libri più famosi hanno esercitato sempre una fortissima attrazione su di me. Quando Paolo Baldassarre, della casa editrice Roberto Nicolucci mi ha proposto una collaborazione ho subito colto l'opportunità per poter conoscere la scrittura di un autore tanto amato da moltissimi lettori, partendo però da un titolo forse meno noto: Cagliostro.
Si tratta del primo volume del Ciclo di Maria Antonietta e della Rivoluzione che consta di cinque titoli. Il secondo, La collana della Regina è uscito da poche settimane e spero di poterlo recuperare al più presto!
Posso già dire di essere rimasta anch'io ammaliata dalla sua scrittura, dall'abilità di coinvolgere totalmente il lettore in una trama ricca di dialoghi che scorre rapida, tanto che non ti accorgi di aver concluso le più di settecento pagine in pochissimi giorni (io ci ho messo circa una settimana per quanto ero presa!). Insomma, Dumas ha già conquistato anche me.
Nei cuori deboli, il disinganno è un colpo sotto al quale l'amore si piega, per sorgere poco dopo più grande e più forte.
Nei cuori forti, invece, l'energia aumenta selvaggiamente e l'amore si tramuta in odio.

La scena si sposta poi all'interno di una particolare e bizzarra carrozza che percorre in tutta fretta una strada che conduce a Parigi: a bordo ci sono Giuseppe Balsamo (Cagliostro), sua moglie Lorenza Feliciani, e il quasi centenario Althotas. Una bufera, però, interrompe il loro tragitto, spingendoli a dover riparare altrove. Lorenza, grazie all'aiuto di un giovane sopraggiunto sul posto - Gilbert - riesce a fuggire via (le motivazioni si apprenderanno nel corso della narrazione), mentre Balsamo, sempre con l'aiuto del ragazzo, troverà un riparo per la notte. Gilbert lo condurrà con sé presso l'ormai misero castello del Barone di Taverney, per cui lavora. Ed è qui che facciamo la conoscenza di altri personaggi che avranno un ruolo chiave, intrecciandosi con figure della Storia: in modo particolare, la bella Andrée Taverney e suo fratello Filippo.
Siamo precisamente nel periodo in cui sta arrivando in terra francese la giovane austriaca Maria Antonietta, mentre sul trono ancor siede Luigi XV, più concentrato sulle sue favorite - come l'attuale, Madame Du Barry, che lotta costantemente per non perdere la passione e la protezione del re -, che sulle grane del suo regno. E il giovane Luigi XVI ancora non sente su di sé gravare il peso del suo futuro ruolo, e si diletta con la sua passione per gli orologi e la preoccupazione per il futuro matrimonio con la principessa Austriaca.
Cagliostro è un racconto corale, dove si alternano numerosi personaggi che via via incrociano le rispettive strade, attraverso una serie di intrighi, congiure, amori, ossessioni e tradimenti, che non fanno mai annoiare il lettore. A tessere le trame dell'inganno, a far muovere i fili della Storia per raggiungere il suo obiettivo - il crollo delle Monarchie - è appunto l'alchimista Giuseppe Balsamo che con l'uso della scienza, con l'ipnotismo e una sorta di magia - se così possiamo definirla - cercherà di utilizzare i vari personaggi per essere a lui utili nei suoi scopi. È una figura senz'altro interessante e carismatica, che però non esita a sfruttare il prossimo, senza troppo indugio.
Accanto ai personaggi più propriamente Storici - come i regnanti Luigi XV, Luigi XVI, Maria Antonietta, Madame Du Barry, le figlie del Re, ma anche filosofi come Jean-Jacques Rousseau e un giovane medico Marat, per citarne alcuni - se ne muovono altri capaci di donare al lettore trame secondarie, strettamente connesse alla principale, che risultano avvincenti ma che permettono di riflettere su temi che possono essere anche piuttosto attuali. È questa, in fondo, la potenza dei classici: riuscire a parlare anche al lettore moderno, nonostante sia stato scritto tutto secoli fa.
Tra tutti spicca sicuramente la figura di Gilbert: figlio della nutrice della signorina Andrée, appartenente quindi a una classe più bassa, vorrebbe elevarsi, leggendo libri filosofici e cercando dei lavori che lo possano avvicinare alla donna che dice di amare. Sì, proprio quella fanciulla d'alto rango, che verrà ben presto presa sotto l'ala protettrice della Delfina Maria Antonietta. Peccato che da lei non sia ricambiato. Pensavo di trovare tra queste pagine anche una bellissima storia d'amore ma, invece, mi sono soffermata su alcune riflessioni relative alla natura di tale sentimento.
Se proprio devo essere sincera, forse l'unica forma di vero amore è quella tra i due fratelli, Andrée e Filippo, che nonostante le distanze o gli ostacoli ci sono sempre l'una per l'altro e sono legati da un profondo moto di affetto.
L'amore tanto decantato da Gilbert, invece, si rivela una vera e propria ossessione che sfocia nella violenza. Per questo ritengo questo romanzo anche attuale, anche se, in fondo, temi simili sono presenti in ogni epoca e luogo. Gilbert ripete continuamente di amare Andrée, ma nonostante lei non faccia nulla per alimentare quella fiamma, anzi, lo tratta anche con freddezza e altezzosità, lui non si ferma. Gilbert la osserva costantemente, quasi come uno stalker, e quel sentimento che lui chiama amore si trasforma in una forma molto più terribile. E non si ferma lì. Non voglio rivelarvi altro, ma ecco. Non può essere chiamato amore quel che muove un animo così corrotto. Il ragazzo che voleva elevarsi dalla sua condizione, grazie anche alle sue letture e al legame con il filosofo Rousseau, in verità dimostra altro. Un animo impietoso.
La sua scrittura è avvincente, e sicuramene l'uso preponderante di dialoghi aiuta molto a renderla molto scorrevole. Mentre leggevo questo libro, riflettevo su quanto sia diverso da Victor Hugo. Del resto sono due forme letterarie, le loro, molto differenti! I romanzi di Hugo sono ricchi di descrizioni incantevoli, ma che rischiano di risultare - almeno per alcuni - pesanti: sono testi da leggere con lentezza, assaporando ogni dettaglio. Quelli di Dumas sono più 'rapidi e coinvolgenti'. Sono poche le descrizioni, ma nonostante questo, riesce a caratterizzare al meglio ogni figura rappresentata. No, sicuramente non sono da confrontare, ma mi è venuto spontaneo farlo, anche per farvi comprendere, forse, quale dei due potrebbe essere più nelle vostre corde (personalmente, comunque, vi consiglio di leggere entrambi! Hugo ha un posto speciale nel mio cuore, mi ha regalato alcuni dei miei classici preferiti in assoluto).
Insomma, credo che sia palese che questo libro mi abbia totalmente rapita. Ho molto apprezzato la sua penna: mi ha coinvolta, emozionata, fatto sorridere, ma anche riflettere, mi ha piacevolmente conquistata. Poi amo particolarmente questo periodo storico, quindi ero sicura che avrei adorato questa lettura.
Spero tanto di riuscire a leggere anche gli altri volumi di questo ciclo - anche perché io ho sempre amato la figura di Maria Antonietta, quindi non vedo l'ora di vederla ancor più come protagonista -, ma intanto vi consiglio di prendere questa edizione molto curata di Roberto Nicolucci Editore, che ha deciso di riportare in Italia questi splendidi romanzi!
«L'indipendenza è il mio idolo e la libertà il mio sogno», disse Rousseau. «Ma io bramo una libertà dolce e splendente, che riscaldi e renda la vita. Io voglio un'eguaglianza che riavvicini gli uomini per mezzo dell'amicizia, e non col terrore. Io voglio l'educazione e l'istruzione di qualsiasi elemento del corpo sociale, come il meccanico vuole l'armonia, come l'ebanista vuole l'insieme, cioè il concorso completo e l'adesione assoluta di ogni pezzo del suo lavoro. In poche parole, io voglio quello che ho già scritto: il progresso, l'amore e il sacrificio».
il 16/03/2023 14:13