Lettura di Maggio per il mio progetto A Teatro con Shakespeare.
I mesi trascorrono veloci, gli impegni sono tanti, la testa è annebbiata da tanti pensieri, ma il mio progetto su Shakespeare va lo stesso avanti. Continua la (ri)lettura delle Tragedie, e in particolare il mese di maggio l'ho dedicato a Re Lear.
Follia, contrasti tra genitori e figli, tra anziani e giovani, tra apparenza e realtà, tradimenti, violenza e... morte, be' quest'ultima proprio non può mancare in questo genere di opere. No?
Pur non essendo tra le mie tragedie preferite, l'ho comunque - di nuovo - molto apprezzata. Del resto è difficile, almeno per me, essere delusi dal bardo.
Fonti:
Historia Regum Britanniae, redatta in latino intorno al 1130 da Geoffrey of Monmouth: riferimento al Re Leir storico, che sarebbe vissuto intorno all'VIII secolo a.C. - un semileggendario re dei Britanni.
Quest'opera citata è poi stata ripresa da Raphael Holinshed, nel suo Second Booke of The Historie of England (1577), autore a cui Shakespeare fa spesso riferimento.
The Mirror of Magistrates, nell'edizione del 1574 di John Higgins.
The Faerie Queene, di Edmund Spenser pubblicato nel 1596: qui appare per la prima volta la grafia “Cordelia”
L'Arcadia, di Sir Philip Sidney (1590) capitolo X del II libro: ispirazione per il sub-plot con i due fratelli Edmund e Edgar e il loro padre Gloucester.
Pensieri sull'Opera
Figlie mie, poiché ci spoglieremo del potere, delle cure di stato ed anche
d'ogni interesse territoriale, dichiarateci adesso
quale di voi dovremo dire che ci ami di più,
così da estendere la nostra munificenza a colei
nella quale la natura fa a gara con il merito.
- Re Lear, ATTO I Scena I

[Dipinto di George William Joy]
E, in effetti, ben presto Re Lear dovrà aprire gli occhi di fronte alla vera essenza delle sue due figlie: che lo allontano, lo trattano male, lo 'derubano' del suo seguito, lo spogliano dei suoi averi, lo inducono a una follia che ha il suo massimo di potenza in mezzo alla tempesta. Un Re accompagnato dal suo fido Folle, una sorta di coscienza e che, come sempre accade in questo personaggio tipico dell'opera di Shakespeare, è anche il depositario della vera Saggezza.
Ma, come in molte delle commedie, anche qui accanto alla trama principale, Shakespeare ne unisce una secondaria: quella dei due fratelli, Edgar e il bastardo Edmund e del loro padre Gloucester. Un altro padre che ben presto viene ingannato, dal figlio bastardo, che non accetta di essere considerato ignobile, di non avere lo stesso rispetto del figlio legittimo agli occhi di suo padre. Edmund medita di rovinare il fratello, e almeno inizialmente riesce a metterlo proprio contro l'uomo che ha donato loro la vita.
Eppure, gli inganni verranno tutti alla luce. Gli occhi vengono spenti, accecati, o fatti addormentare per sempre.
Non c'è una grande speranza neanche per chi ha un cuore nobile.
Una tragedia è una tragedia, e Shakespeare ama molto inserire numerose morti nelle sue opere. Tanti sono i corpi che scivolano sulla scena finale, sorelle che si scontrano tra loro, padri contro i figli, dolore e orrore.
Intensa è una delle scene finali: quella di un padre che stringe tra le braccia una figlia senza vita, quell'animo nobile ormai spento, quel cuore di leone che aveva tanto amato, e di dolore muore anch'egli.
E il mio povero matto è impiccato. Niente, niente, niente vita!
Perché un cane, un cavallo, un topo hanno vita,
e tu neppure un soffio? Tu non tornerai più;
mai più, mai più, mai più, mai più, mai più.
- Re Lear, ATTO V scena III
Giorgio Melchiori, nel volume Shakespeare: Genesi e struttura delle opere, sostiene che Re Lear sia strutturato come una catena o una scatola cinese di metafore.
La trama secondaria di un re che, come Lear, non sa distinguere / vedere il giusto e l'ingiusto nei suoi figli e viene fisicamente accecato è la metafora di quel che accade al re Lear stesso. La tempesta e lo sconvolgimento della natura diventano la metafora della follia umana di Re Lear, follia che è a sua volta metafora della condizione umana e della condizione dell'Universo.
Il teatro come metafora del mondo, il teatro come mondo, come creazione di un universo autonomo, che in questo caso è l'universo della tragedia di Re Lear.
Per arrivare al vero, occorre passare attraverso il dolore, la violenza, la perdita. Gli occhi forse si aprono troppo tardi. Ma c'è chi attraversando il medesimo tortuoso cammino, può arrivare alla maturazione, alla piena coscienza di sé e del mondo.
Non so se con queste mie riflessioni io sia riuscita a trasmettere almeno un poco la ricchezza di quest'opera. Spero di sì!
A noi spetta gravarci del peso di questo triste tempo,
dire quel che si prova, e non quel che si deve.
I più vecchi hanno più sopportato; a noi giovani
non sarà dato di tanto vedere o di vivere tanto.
Ho letto l'opera nella traduzione di Giorgio Melchiori contenuta nel volume “Shakespeare Le Tragedie” curata da Giorgio Melchiori e pubblicata nei Meridiani Mondadori.
Ho tratto alcune informazioni dal seguente saggio:
- Shakespeare. Genesi e Struttura delle opere, di Giorgio Melchiori (Edizioni Laterza)
♥♥♥♥.25