
Agosto non è stato un brutto mese.
Mi ha portata a tornare su Instagram, pur condividendo contenuti più leggeri. E soprattutto mi ha dato modo di conservare nel cuore tanti bei momenti, molte emozioni. Ho visto splendidi tramonti e meravigliose lune, ma anche l'alba, mentre ascoltavamo il suono dell'arpa in mezzo al verde. Mi sono lasciata incantare dalla scia di due stelle cadenti, di cui una in particolare era bellissima. E poi sono tornata di nuovo a casa, nelle Marche, per il matrimonio della mia sorellina.
Agosto mi sta portando a riprendere in mano blog e social. Ancora con articoli e post più spensierati, ma a piccoli passi voglio tornare con più entusiasmo a condividere una passione che mi ha sempre dato tanto.
In questo mese non escono moltissimi titoli, complici le ferie, quindi ve ne segnalo solo alcuni che hanno attirato particolarmente la mia attenzione (ma tanto da settembre tornano a pubblicare tantissimo, quindi...).Luglio è stato un mese di pausa, soprattutto qui e sui social.
Stanchezza, caldo, insofferenza per i social mi hanno portata a prendermi del tempo per me, non riuscendo a scrivere nulla. Ma giuro che tornerò presto a scrivere di nuovo di libri.
Ci tenevo però a lasciare ugualmente, anche se in ritardo, quelle che sono le novità più interessanti del mese dal mio punto di vista. Quindi non mi perdo in ulteriori chiacchiere e iniziamo! Non essendo tantissimi i titoli, non farò la solita suddivisione (ad eccezione di quelli a tema Palestina che troverete alla fine).
Nel suo precedente romanzo, La Borda, Alessia Rossi aveva affrontato il tema della paura, del potere delle storie che a volte possono far vedere realtà distorte, ma anche della difficoltà nel credere in sé stessi e che porta un po' a chiudersi nel proprio mondo, allontanando persino chi ci vuole bene.
In Ultimo giro di trottola, pubblicato di recente sempre nella collana I notturni di Edizioni Piuma, porta al centro il concetto di rabbia. Quella feroce, che spesso ci spinge a odiare il mondo e a non vedere, invece, la verità. Perché alle volte si cerca di seppellire nella sabbia certi ricordi, di idealizzare troppo il passato o una persona, a scegliere di non vedere momenti, parole o azioni che ancora sono capaci di ferire.